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in coda

No, non sono una persona interessante.
Dopotutto aveva ragione Amanda. Già non mi guardava nemmeno più mentre armeggiava per interrompere la conversazione, sbattendomi in faccia il gorgoglìo della connessione interrotta: schermo nero e la mia faccia riflessa con la solita espressione patetica.
No, non sono una persona interessante, del resto la mia vita è esattamente quella che nessuno desidererebbe. Non fraintendetemi, non c’è nulla di temerario nelle mie giornate.
Sono un queuer, in pratica mi pagano per mettermi in fila. Sono uno scalatore di code, il fuoriclasse degli incolonnati… o più o meno è quello che cerco di raccontarmi quando lascio cadere la mia pettorina, come un velo pietoso, sul mio ventre soddisfatto da troppe sbronze solitarie.
In realtà, dopo il razionamento post virus, la gente mi chiama per il timore, l’impazienza o, più semplicemente la noia di doversi mettere in fila al supermercato e io sono lì, pronto a guardare per ore la nuca due metri più avanti, mentre l’advertunnel sotto il quale siamo incolonnati, cerca di convincermi a comprare 3 etti di bologna con pistacchio.
No, non sono una persona interessante.