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l'agguato

È l’orario concordato. Nel viale solo il ronzio leggero del turno serale dei droni al secondo piano. Da quando la gente non esce più di casa, hanno smontato tutti i vecchi cartelloni pubblicitari affidando a questi grossi insetti meccanici il compito di rimpinzare i consumi, intasando gli ecommerce. Come diaboliche cicogne, generatrici di acquisti superflui, i droni sostano con il loro cartellone esattamente per 30 secondi ad ogni finestra, balcone, terrazza o qualsiasi altro diavolo di pertugio.
Guardi, scansioni, paghi e in 60 minuti il drone del turno successivo è pronto a mollarti lì sul davanzale il tuo acquisto, un “lieto evento” nuovo di zecca.
L’ultima campagna del colosso dell’”homewearing” si inceppa nella grondaia dell’ultima finestra.
Presto arriverà il tecnico a recuperarlo.
Non c’è molto tempo.
Rischio ogni secondo che passo in strada, appiattito dentro la soglia di quello che un tempo doveva essere un luogo in cui la gente si riuniva per mangiare.
Di tanto in tanto sento lo scricchiolio dei passi lenti degli Outhomers, dissidenti over 70 che hanno rifiutato le regole di dentro e violano i confini con il nichilismo irrisorio di chi ti sbatte in faccia il “non aver niente da perdere”, come un privilegio di immunità.
Abbiamo provato ad entrare in contatto con loro, ma rifiutano la nostra causa, non hanno interesse a questa guerra civile, per loro i terrazzisti o i balconici, non sono altro che prigionieri come tutti gli altri, costretti dentro ad un perimetro. Ma è solo perché non hanno vissuto, come noi, per tutta la vita nei seminterrati. Loro che sfidano leggi e regole solo in nome di una presunta familiarità con la morte, non sanno cosa vuol dire avere le ustioni sul corpo quando, di rado, un raggio di sole riflesso si stende sulla nostra pelle, non sanno che i nostri figli non camminano prima
dei 5 anni per le ossa doloranti e un deficit prenatale di vitamina D.
Un rumore al primo piano riporta i miei pensieri al mio corpo, in quel viale. Una donna chiude le finestre e aziona le cortine led: parte un jingle, quest’anno ci saranno altri due corsi di laurea della Disney Academy.
Un tempo le finestre erano occhi spalancati sulle vite degli altri, ora si vive brandizzando esistenze chiuse e i davanzali, dai quali un tempo i nostri nonni si affacciavano, sono diventati quinte di spot pubblicitari.
Un’altra finestra al terzo piano sbatte e il jingle riparte di nuovo… finestranti, esseri infidi…avrebbero dovuto essere con noi, al nostro fianco, questa stessa notte, ma hanno venduto i loro ideali per delle terrazze condominiali.

In fondo alla strada, finalmente arrivano: i miei compagni, i miei fratelli. Da mesi abbiamo abbandonato i nostri interrati per rifugiarci nei boschi ai margini della città, per pianificare al meglio questa notte. La luce del sole che chiediamo alla società di ridistribuire in maniera equa, al di là di attici, terrazze o sottoscala, quella stessa luce ha segnato le nostre facce nate nell’ombra.
Abbiamo tutti sul volto i segni delle ustioni, gli schiaffi del vento sulla nostra pelle molle e vulnerabile, plasmata dal rigurgito giallastro della luce elettrica.
Hanno portato gli argani e le funi.
Stasera i terrazzisti e i balconici la ricorderanno.
Ci sorridiamo, è il momento di riprenderci la luce.
La corda viene assicurata al primo balcone.
La tendo, mi assicuro che possa tenermi.
Inizio a salire lentamente.
L’alba arriverà tra poco.