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l'amore ai tempi della pandemia

Non era questa l’apocalisse che ci aspettavamo. C’eravamo immaginati un’Apocalisse
con la A maiuscola, uno spettacolo terrorizzante e adrenalinico in puro stile blockbuster. Avevamo contemplato qualunque possibile scenario – catastrofi ambientali, meteoriti di fuoco, piogge radioattive, guerre interstellari, invasioni aliene, rivolte cibernetiche guidate da sofisticatissime forme di intelligenza artificiale pronte a soppiantare definitivamente il genere umano. Quello che nessuno aveva immaginato è che saremmo finiti a cliccare compulsivamente sul tasto “aggiorna” per scoprire se si era liberato uno slot per la consegna a domicilio della spesa.
E quello era solo l’inizio. Con il passare delle settimane e il perdurare delle misure restrittive imposte dal governo per far fronte alla pandemia, l’incubo, per Alberto, era diventato un altro: l’impossibilità di vedere Nadia, di baciare Nadia, di sprofondare la faccia fra i seni così perfetti di Nadia, di sentire il profumo della pelle di Nadia e lasciarsi accarezzare dai suoi sospiri mentre lui, beh… Il solo pensare a lei gli provocava una nostalgia disperante. Ecco, era questa la misera apocalisse che gli era toccata in sorte: ritrovarsi prigioniero di un matrimonio
insignificante, intrappolato fra le mura di casa propria, con una moglie che per lui provava ormai solo un garbato disprezzo e un lavoro – responsabile marketing di una nota casa editrice – che lo condannava a restare inchiodato alla sua scrivania. Nadia, ormai, era solo un ricordo: meraviglioso e irraggiungibile.
Perché Alberto, adesso, apparteneva alla classe degli “smart workers”, ovvero a quel 50% della popolazione a cui era precluso qualunque rapporto con il mondo esterno. Un esercito di impiegati e liberi professionisti costretti a una vita on-demand: dai consulti medici allo shopping, dagli aperitivi alle lezioni di ashtanga yoga, dai concerti al teatro, tutto poteva essere ordinato e usufruito on-line grazie alla miriade di servizi e start-up nate sull’onda dell’emergenza Covid-19. Era quella che gli esperti chiamavano l’era della “shut-in economy”: un sistema socio-economico completamente nuovo, strutturato in modo da rendere quasi del tutto superflui i contatti sociali e ridurre al minimo il rischio di nuovi contagi.
Chissà come facevano gli altri. Tutti quegli adulteri improvvisamente mutilati della loro vita segreta, costretti a rinunciare ai loro flirt estemporanei, alle loro sveltine, ai loro appuntamenti clandestini in stanze d’albergo più o meno stellate, alle madornali sbandate per la loro segretaria o le amiche della fidanzata.
Certo, c’era sempre il sexting: per un po’ Alberto e Nadia ci avevano anche provato, con reciproca soddisfazione, ma dopo qualche mese la cosa era diventata piuttosto ridicola, oltre che vagamente frustrante: più che provocare piacere, sembrava acuire il senso delle rispettive solitudini.
Il punto è che Nadia non era una semplice amante: no, era molto di più. Era l’unica donna al mondo che Alberto avesse mai desiderato, la sola donna con la quale avrebbe voluto trascorrere il resto della sua vita. Anche la quarantena, al fianco di Nadia, gli sarebbe parsa un idillio.
Così alla fine, dopo mesi di dubbi, struggimenti e notti insonni, Alberto prese una decisione.
Era una scelta difficile, forse la più difficile che avesse mai fatto in vita sua, ma sapeva che solo così avrebbe potuto spezzare le catene della sua prigionia e tornare fra le braccia di Nadia.
“Basta, rassegno le mie dimissioni dalla casa editrice. Da domani faccio il rider”