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pit stop

Da quella sera, gli italiani sarebbero potuti uscire di casa due volte a settimana: per andare al supermercato o per fare acquisti presso quei negozi che avrebbero deciso di riaprire. Le parole del premier Matteo Salvini erano state chiare. Forse troppo per i gusti di Laura. Per uscire non bastava più il tracciamento GPS, ma si sarebbe dovuta prenotare sulla nuova piattaforma statale nata per evitare “il sovraffollamento degli spazi”. Le bastò questo per farle spegnere la TV, anticipando i convenevoli di Salvini con un sincero augurio ad ammalarsi.

Quei 19 mesi di quarantena a Laura non erano dispiaciuti così tanto. Faceva le stesse cose di prima, solo che adesso poteva procrastinarle con indosso il suo nuovo pigiama firmato Nike Home. Poco le importava se avessero ricreato a casa la “tipica” atmosfera lavorativa, collegando le webcam dei dipendenti all’interno di stanze virtuali, liberamente esplorabili dai colleghi e dagli stessi datori di lavoro. A sorridere lei era bravissima, e poteva pure scambiare quattro chiacchiere con le ragazze all’interno del suo raggio vocale. Ma compilare un nuovo documento non le andava proprio giù, troppe caselle da spuntare e un’usabilità del sito che la faceva rabbrividire. Al di là della sua deformazione professionale, ci mise meno a iscriversi che a lamentarsi: il caffè era quasi finito e bisognava ricomprarlo, insieme ai Nutella Biscuits “formato quarantena” da 1 chilo. Adorava chiamarli così.

L’indomani si svegliò con le strade imbiancate. Una sorpresa che la spinse a uscire in pausa pranzo, prima che la neve potesse sciogliersi. Se nei mesi si era abituata al silenzio di Milano, ciò che stava provando in quei momenti lo avrebbe difficilmente dimenticato. C’erano solo lei, gli alberi spogli e i suoi passi ovattati. La luce era pallida e l’unica cosa che saltava ai suoi occhi erano i
manifesti pubblicitari sui balconi. La via le sembrava un tortuoso tracciato urbano di Formula 1, dove gli edifici erano gli spalti, in una successione ordinata di colori e di messaggi ammiccanti. Annunci che quel giorno parevano urla, provenienti da tifosi che l’avrebbero accompagnata fino al traguardo finale. Il supermercato era il punto d’arrivo, ma anche uno d’inizio, dove acquistare abbonamenti per rifornirsi dei prodotti che il “pubblico” le aveva consigliato.

Nella nuova era domestica della società postmoderna, non esistevano più le pubblicità patinate che raccontavano un mondo ideale. I marchi erano scesi dal piedistallo per parlare allo stesso livello dei consumatori. Erano entrati a casa loro, convincendoli (attraverso un compenso) a diventare ambassador dei propri prodotti. Perché i balconi e i terrazzi erano le nuove piazze cittadine e le marche, questo, lo sapevano da tempo. Anche Laura aveva pensato di appassionarsi alla “Formula 1”, magari proprio alla scuderia della crema spalmabile, ma amava troppo il teschio da pirata che le teneva compagnia da prima che tutto avesse inizio.

La vita dell’uomo sulla Terra era cambiata, ma il cinismo della ragazza l’aveva aiutata ad affrontare la pandemia al meglio. I centri commerciali potevano anche aver chiuso, ma lei non aveva mai avuto motivo di entrarci. Potevano anche aver ricostruito virtualmente questi spazi, visitabili attraverso l’utilizzo di un visore VR; ma per Laura era un modo per mortificare questa tecnologia.
E ora che il premier italiano era stato il primo leader al mondo a riaprire alcuni luoghi pubblici, chissà se fosse cambiata qualcosa nelle abitudini delle persone. Laura non smetteva di domandarselo. Probabilmente, solo adesso avrebbe provato a entrare in questi ampi, vuoti, ambienti digitali dello shopping. Per andare controcorrente come sempre. Per scegliere, lontana da occhi indiscreti, la mascherina più irriverente in vendita da Tiger.