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shopping

Nonostante avesse mezza faccia imbavagliata, questo non mi impediva di avere i timpani perforati dalla sua voglia di conflitto generazionale. Gli over 70, con la loro mascherina che imbustava metà volto, avevano improvvisamente assunto la convinzione di essere una specie di supereroi della distribuzione della spesa, dei paladini mascherati, pronti ad intervenire qualora qualcuno, al di sotto dei 45, osasse oltraggiare l’equilibrio cosmico di fusilli e surgelati.

“Cos’è che devi fare tu eh? Tu sei giovane, la farina va ai più anziani”
“Mi scusi ma non capisco il fondamento scientifico di questa affermazione”.
Si ribella la mia bocca senza che il cervello abbia fatto il minimo accenno di saperne qualcosa.

“Ha voglia di fare lo spiritoso eh, faccia il piacere giovanotto, lasci quella confezione e… circolare”
Non riesce proprio ad articolare parole di senso compiuto senza dedicarne almeno un paio alla stima della mia età anagrafica.
“No, mi spiace” Abbasso la testa sul minischermo fissato al carrello, che tra un messaggio pubblicitario e l’altro, fa lampeggiare la sua luce verde.
“Il mio shopping control mi autorizza ad acquistare questo pacco di farina” persevera la mia bocca più in fretta che il cervello possa guidare le gambe lontano da quella corsia. Un piccolo lampo d’odio dardeggia in fondo alle sue cataratte.

A questo punto, con insospettabile agilità, il vecchio, infrangendo ogni regola di sicurezza, si avventa su di me come uno scoiattolo volante, tuffandosi nel mio carrello come dentro una piscina olimpionica. Si accaparra febbrilmente un pacco di sale, una ciabatta e un ravanello e poi inizia a frugare ovunque, come un bracco alla ricerca del tartufo. Punta il pacco di farina che reggo ancora a mezz’aria e muove i suoi 60 chili scarsi proiettandoli verso il mio avambraccio. Per una frazione di secondo ho la certezza che stia per affondare i suoi incisivi malfermi nel mio polso.

Il mondo all’improvviso perde tutti i suoi colori.
O almeno i metri quadri che ci circondano. Bianco il pavimento, bianche le scansie, bianco il carrello e il suo contenuto, bianco il mio ossuto aggressore planato poco distante da me. Mi fissa ansimante con dei cubetti di lievito che sbucano dalla sua maglia arrotolata, come un amorevole marsupio per una prole col codice a barre; le ciglia completamente infarinate gli danno un aspetto spettrale, mentre cerca malamente di radunare la farina in quello che resta della confezione.
Stavolta il mio cervello riprende il controllo e porta via gambe, braccia ed un’unica, superstite ciabatta lontanissimo dal supereroe imbiancato.