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traguardo

Quei puntini blu sulla mappa della città facevano un certa impressione. Se ne potevano contare a migliaia, tutti lì, muoversi in tempo reale. Per Fabio era pura fantascienza, ma almeno aveva imparato ad attivare il GPS dello smartphone. Doveva essere difficile convivere con quell’ingente dose di tecnologia imposta dall’alto, mica da lui, che da 1 anno, 27 giorni e 4 ore si trovava in pensione. Cosa poteva interessargli di iscriversi all’app anti-assembramento lanciata da Google, di stare attento alle zone gialle e arancioni, di privilegiare le verdi, evitando assolutamente le rosse?

L’ironia della sorte aveva voluto che, proprio il giorno dopo l’annuncio della quarantena sul territorio nazionale, Fabio dovesse andare in pensione. Quel “dannato 9 marzo 2020” non smetteva di fargli tenere il conto. Quanto avrebbe voluto perderla, lui, la cognizione del tempo. 45 anni passati in magazzino, a rifornire i supermercati di una Milano che oggi gli pareva “dipinta come la bandiera di quelli dell’altra sponda”. Oggi un lavoro come il suo sarebbe stato fondamentale, perché avrebbe permesso alle grandi catene di poter preparare la spesa di migliaia di clienti affezionati. Fieri del loro abbonamento mensile, contribuivano a mantenere “verdi” i quartieri della città. Una manna dal cielo per molti, una trovata commerciale di cui Fabio era ignaro. Tra tutti i cambiamenti che il Covid-19 aveva apportato alla sua vita, di una cosa poteva
essere certo l’uomo: che a volte, quei puntini vicino al supermercato, volessero dirgli qualcosa. Stava succedendo di nuovo, precisamente a 1 anno, 27 giorni e 6 ore da quel dannato giorno.

Come una lenta onda blu, il pulsare di centinaia di segnali sembrava allontanarsi dall’Esselunga vicino casa sua. Arancione, giallo… il suo isolato era diventato inspiegabilmente verde!
Non aveva mai visto la sua via di quel colore il sabato pomeriggio, faticava a crederci. Così rimpicciolì la mappa e vide che altri puntini stavano facendo lo stesso. Saltavano subito all’occhio perché procedevano in file indiane lunghe centinaia di metri. Giravano gli angoli in sincronia per unirsi ad altre file durante il loro percorso. Dopo 1 anno, 27 giorni e 8 ore da quel dannato giorno e la circonvallazione interna di Milano sembrava uno smeraldo.

Se il centro storico aveva sempre presentato una moltitudine di piccole chiazze rosse irregolari, adesso Fabio lo vedeva totalmente infuocato. Quei puntini, inesorabili, lo avevano invaso. Passò un’altra ora e i segnali si erano sparsi dai Navigli fino a Porta Venezia. Fu in quel momento che l’uomo cominciò a non credere più ai suoi occhi.
Via Sant’Agnese e Via Sant’Ambrogio, via Santa Valeria e la sua perpendicolare Lodovico Necchi si erano tinte di blu in una F vibrante. Una trama così fitta che, anche zoomando al massimo, Fabio non riusciva più distinguere i singoli punti sulla mappa. Succedette lo stesso con Via Cappuccio, via Sant’Orsola e con la sua intersezione in via Morigi per una U e con decine di altre vie per una C, una K, una G, una P e una S ai piedi dei Giardini Indro Montanelli.

“Fuck gps? Che diamine vuol dire fuck gps!” esclamò l’uomo. Non ebbe il tempo di ricambiare l’insulto che, tutto ad un tratto, il blu dei puntini aveva fatto spazio al verde. “Mi dicono fuck questi, ma a fuck ci andrete voi! Va bene che ogni tanto mi salutate quando state ad aspettare al supermercato, ma come vi permettete adesso a dirmi queste cose?!”, non riusciva a farsene una ragione.

Dopo 1 anno, 27 giorni e 10 ore da quel dannato giorno, Fabio imparò a disinstallare un’app.